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UniFi Dottorato di Ricerca in Storia delle Arti e dello Spettacolo

XXXV ciclo

 

Biancalucia Maglione (1992) è attualmente dottoranda in Storia dell’Arte presso l’Università di Firenze e cultrice della materia all’Università di Pisa, presso cui ha conseguito con lode la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali (2014), con una tesi sull’attività di Loris Cecchini pubblicata come monografia, e magistrale in Storia dell’Arte (2017). Per l’Ateneo pisano è stata borsista su progetti inerenti le collezioni civiche livornesi (2018) e la documentazione dell’attività di artisti contemporanei attivi in Toscana (2019). Ha condotto un periodo di ricerca presso il Centre Pompidou di Parigi (2016) e collaborato con istituzioni artistiche pubbliche e private (come il Museo Pecci di Prato e la Collezione Gori di Pistoia). Ha partecipato a convegni, tenuto conferenze, seminari e pubblicato contributi specialmente sulla scultura contemporanea e sull’arte italiana tra le due guerre, suoi prioritari campi d’interesse.

Tesi di laurea magistrale: Da Parigi alle Biennali veneziane. Il percorso espositivo di Osvaldo Licini (1921-1958). Tutor: prof. Mattia Patti (discussa il 17/11/2017).

Titolo provvisorio del progetto di ricerca: “Un critico che aveva sostituito alla pagina la parete”. La collezione di arte contemporanea di Carlo Frua De Angeli nel contesto italiano e internazionale tra gli anni trenta e cinquanta del Novecento. Tutor prof. Mattia Patti

Abstract: Il progetto di ricerca si prefigge lo scopo di ricostruire e studiare la dispersa collezione dell’industriale tessile milanese Carlo Frua De Angeli (1895-1968), nonché di analizzare il ruolo che quest’ultimo rivestì nel contesto culturale del capoluogo lombardo – e non solo – nella prima parte del secolo scorso.  Proveniente da una famiglia di collezionisti attenta soprattutto ad arte antica e ottocentesca, Frua, a partire dallo scorcio degli anni ’20, concentrò i suoi interessi artistici su attestazioni più moderne: artisti italiani quali Campigli, Sironi, Carrà, de Chirico, ma soprattutto maestri dell’avanguardia europea come Matisse, Mondrian e Picasso andarono a costituire i perni di una collezione d’arte considerata all’unanimità come una delle più importanti dell’epoca a livello europeo, benché sorprendentemente, sino ad ora, mai oggetto di studi specifici. Alla metà degli anni ’50, una svolta inaspettata, e da indagare, nelle scelte collezionistiche di Frua portò poi l’industriale a spostarsi verso le neonate esperienze informali (Mathieu, Wols, Pollock, tra gli altri).

La sistematica ricerca bibliografica e d’archivio permette di tracciare le rotte di un’ampia e internazionale rete di contatti con artisti (si pensi al rapporto privilegiato con Picasso), mercanti e galleristi (ad esempio Paul Rosenberg o i fratelli Ghiringhelli della Galleria Il Milione di Milano), così come altri collezionisti (Mattioli, Valdameri, Vitali e Penrose tra gli altri). Tassello nodale, inoltre, per la ricostruzione della collezione Frua De Angeli, di cui si intende dar conto, è costituito dall’azione di Mary Callery, scultrice, ma anche collezionista (specie di Picasso e Léger) e moglie dell’industriale durante gli anni trenta. La parziale sovrapposizione delle due collezioni (quella Frua e quella Callery), o almeno il transito accertato dall’una all’altra di svariate opere, costituisce così un aspetto importante e finora mai esplorato per far luce sulla vicenda della collezione dell’industriale milanese.

 
ultimo aggiornamento: 08-Giu-2020
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